Dal Medioevo all’età moderna: storia del (primo) progresso economico

L’interpretazione vittoriana del Medioevo, responsabile di aver attribuito a questo periodo l’infelice denominazione di “secoli bui”, sembra oggi completamente superata: finalmente, l’età contemporanea rende giustizia alla rivoluzionaria capacità degli uomini medievali di sviluppare un nuovo modello di economia.

Nel periodo 1300 – 1400 l’Italia si situò al centro dei traffici commerciali e produttivi europei, rivestendo inoltre un ruolo di faro della cultura e della scienza, incoraggiate dalla diffusione del mecenatismo: si tratta del periodo del Rinascimento.

Il presupposto di tale grandezza risiede nella partecipazione alle Crociate in Terrasanta da parte delle Repubbliche Marinare italiane (Venezia, Genova e, di minore importanza, Pisa e Amalfi): esse instaurarono in tal modo scambi con India e Cina e svilupparono le importazioni di materie prime (seta, spezie, coloranti per tessuti). La seta rappresentava il “tessuto aristocratico” per antonomasia, in contrasto con i panni lana borghesi e contadini, le spezie (es. chiodi di garofano, cannella, peperoncino) venivano utilizzate soprattutto per la conservazione della carne, mentre i coloranti naturali erano utilizzati per vivacizzare i tipici tessuti europei, naturalmente grigio – marroni.

Le Repubbliche Marinare rappresentavano dei piccoli Stati indipendenti, in quanto erano riuscite a sottrarsi alla dominazione del Sacro Romano Impero. Analogamente ad esse, anche alcune città “signorili” (Firenze, Verona, Ferrara, Milano) si governavano autonomamente, svolgendo inoltre un ruolo commerciale di primaria importanza. Le città – Stato italiane si specializzarono nella produzione e tessitura di panni lana, utilizzando materie prime importate prevalentemente dall’Africa Settentrionale e commercializzando i prodotti finiti in tutto il continente europeo. Il principale centro dei commerci che si svolgevano nel vecchio continente era la regione francese della Champagne con il suo capoluogo, Reims, vero punto d’incontro per i commercianti di tutto il continente e luogo di scambio di lana, legnami pregiati e metalli.

La figura del commerciante

Inizialmente i commercianti erano soggetti isolati, diretti verso le fiere della Champagne in piccole carovane a cavallo di muli attraverso il valico del Gran S. Bernardo, transitabile solo per pochi mesi all’anno. La merce di scambio era rappresentata da monete d’oro e d’argento ammucchiate in sacchetti, che rendevano inevitabilmente i commercianti facili prede di ladri e briganti. Tale problema fu quasi del tutto risolto quando nacquero le lettere di cambio, che, specialmente in Toscana, decretarono l’inizio dello svolgimento di attività di cambio (e successivamente di attività creditizie, anche nei confronti dei governi signorili sempre alla ricerca di risorse) da parte di alcune famiglie specializzate. Nacque di conseguenza una primitiva attività finanziaria (a Firenze la più importante famiglia ad esercitarla fu quella dei Medici, mentre a Prato la famiglia Datini sviluppò una prima “attività commerciale multinazionale”).

La figura del produttore

Non esistevano all’epoca fabbriche intese nel senso moderno del termine, ma solo botteghe artigiane presso le quali un direttore (mastro artigiano, generalmente anche proprietario dell’edificio e di alcune semplici macchine) impiegava un numero ristretto di apprendisti (circa dieci o quindici). Le botteghe svolgevano dunque un ruolo di formazione fondamentale, in assenza delle scuole elementari. Le attività produttive più importanti erano quelle legate all’attività tessile: cardatura, filatura con arcolaio, tessitura su semplici telai in legno, trasferimento in apposite botteghe, dette gualchiere, in cui avveniva la battitura in acqua per l’infeltrimento del panno lana definitivo. L’associazione di botteghe artigiane, per esigenze di rappresentatività, determinò la nascita delle corporazioni, sia settoriali sia a livello cittadino (nel 1212, a Firenze nacque l’arte della lana o dei “ciompi”).

Funzioni delle corporazioni di arti e mestieri

  • Regolamentazione del mercato: la Corporazione poteva intervenire sull’offerta di beni a seconda dell’ammontare della domanda (per quanto, in epoca contemporanea, il concetto di incontro tra domanda ed offerta rappresenti un prerequisito fondamentale per l’esistenza di un mercato, questa fu certamente una tra le funzioni più innovative e moderne svolte nell’ambito dell’economia medievale); essa poteva infatti incentivare una crescita della produzione, in situazioni di domanda elevata, oppure un suo “raffreddamento”, nel corso di congiunture economiche sfavorevoli, anche ricorrendo ad una riduzione nelle assunzioni degli apprendisti o a forme di “prepensionamento” della capacità produttiva in eccesso. Tale funzione, basata sull’azione di una “mano visibile” (le Corporazioni) a regolamentazione del mercato, ha resistito fino all’introduzione del concetto classico di mercato come “mano invisibile” (sostenuto da Smith ma contestato da Say), in grado di equilibrare automaticamente la domanda con l’offerta (il concetto di mercato come “mano invisibile” poté essere applicato con successo al mercato concorrenziale effettivamente sviluppatosi tra la metà del 1600 e la metà del 1800, ma vi sono forti dubbi sulla possibilità che esso resti valido anche per il mercato contemporaneo)
  • Controllo di qualità: le Corporazioni esercitavano un compito di vigilanza sulle produzioni locali, finalizzato al mantenimento di un’immagine credibile ed affidabile di botteghe e città e fondato sul rispetto di parametri qualitativi standard (la conformità a tali parametri risultava fondamentale anche per entrare a far parte della stessa Corporazione: all’artigiano che desiderasse affiliarvisi, infatti, era richiesta la realizzazione di un “capolavoro”, cioè di un prodotto qualitativamente perfetto che ne dimostrasse l’abilità e la maestria)
  • Raccolta delle imposte: nel Medioevo, le imposte colpivano prevalentemente la ricchezza fondiaria (terre ed immobili), individuata attraverso un grande libro comunale del catasto chiamato “Sommarione”; ogni pagina del libro era dedicata ad una specifica famiglia, al terreno di sua proprietà ed a ciascuna produzione effettuata su di esso: le imposte venivano quantificate a seconda di tali informazioni. In Piemonte, l’imposta tipica medievale era chiamata “tasso”. Non esistevano invece imposte dirette sulle attività produttive, a meno che lo Stato non le esigesse straordinariamente per finanziarie specifiche iniziative, spesso di tipo bellico
  • Regolazione delle controversie commerciali: tutte le cause di tipo commerciale erano risolte dalla Corporazione: gradualmente, nel corso del Medioevo si formarono veri e propri tribunali commerciali presso gli uffici delle Corporazioni, esperti nell’ambito delle pratiche legali commerciali, che rappresentarono il fondamento per la successiva legislazione commerciale ottocentesca
  • Formazione professionale: essa iniziava a circa nove o dieci anni di età ed era prevalentemente diffusa nelle campagne e sulle montagne (in Piemonte, le prime scuole elementari nacquero nelle Valli Valdesi nel XVI secolo, con lo scopo di insegnare ai bambini la lettura della Bibbia); tale situazione sarebbe cambiata profondamente con l’avvento della Rivoluzione Industriale, che spostò nelle città il baricentro della formazione professionale
  • Assistenza mutualistica: le forme di assistenza corporative prevedevano che ogni affiliato versasse una quota destinata ai membri della Corporazione impossibilitati a lavorare, oppure malati e bisognosi di cure mediche e di medicine, o ancora aventi diritto ad una pensione a causa dell’età avanzata. Quando, nel XIX secolo, le Corporazioni furono abolite, per un periodo le pratiche assistenziali vennero sostenute esclusivamente da enti di tipo religioso, fino alla nascita delle Società di Mutuo Soccorso operaie (in Italia) e delle Friendly Societies (in Inghilterra)
  • Partecipazione alla vita sociale e religiosa: le Corporazioni erano caratterizzate da una forte identità interna e partecipavano in modo unito agli eventi importanti organizzati sul territorio di riferimento (es. a livello cittadino)

 L’equilibrio che pose l’Italia al centro dei traffici commerciali internazionali perdurò fino al 1492, anno in cui la corona spagnola sostenne l’impresa navale di Cristoforo Colombo.

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3 pensieri su “Dal Medioevo all’età moderna: storia del (primo) progresso economico”

    1. Un complimento del genere scritto da una blogger di vecchia data mi riempie di orgoglio! Grazie a te!!!

  1. Ottimo articolo di debutto! 😀
    Leggendolo ho subito pensato a “I Pilastri della Terra” di Ken Follett (fantastico libro e altrettanto bella serie tv), nel quale Aliena, nobile decaduda, riesce a ripristinare la sua ricchezza grazie al commercio della lana durante le fiere.

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