L’arte nel Medioevo: il Palazzo Pubblico a Siena

Il Palazzo Pubblico di Siena è un vero e proprio libro aperto sul Medioevo: non solo per la sua architettura maestosa, capolavoro di gotico civile, ma anche per i meravigliosi affreschi contenuti al suo interno, nel Museo Civico.

Costruzione del Palazzo Pubblico

Il Palazzo Pubblico di Siena fu costruito quasi contemporaneamente al Palazzo Vecchio di Firenze, a riprova della rivalità fra i due comuni toscani. Proprio gli antagonismi verificatisi tra i maggiori centri della Toscana medievale furono all’origine di alcuni tra gli esiti più produttivi nella storia dell’architettura: permisero lo sviluppo del nuovo stile gotico e la sua applicazione non solo agli edifici religiosi, ma anche alle architetture difensive civili, come i palazzi comunali.

All’inizio del XIII secolo si svilupparono forti tensioni tra le due fazioni rivali dei guelfi (per lo più fedeli al Papa) e dei ghibellini (sostenitori dell’Imperatore): protagoniste indiscusse di questo lunghissimo scontro furono Firenze, di orientamento guelfo, e Siena, a maggioranza ghibellina. In occasione dei frequenti cambi di potere e dei reciproci assoggettamenti, che caratterizzarono la politica toscana per ben duecento anni, si compiva ogni volta il medesimo rituale: le abitazioni dei membri del partito nemico erano rase al suolo, e sarebbero state ricostruite maggiormente fortificate solo in occasione di una nuova vittoria. In conseguenza dei continui disordini, l’aspetto dei comuni medievali era soggetto a costanti e radicali cambiamenti.

In questa situazione politica di instabilità e di continue lotte di potere si inserisce la costruzione del Palazzo Pubblico di Siena: esso fu edificato tra il 1297 e il 1310 e rappresenta un tipico esempio di palazzo comunale del XIII secolo, con arcate al piano terra e finestre trifore riccamente decorate.

La caratteristica torre dell’orologio, detta Torre del Mangia (88 metri), fu costruita su una loggia addossata al fianco sinistro e superò per importanza tutte le torri gentilizie presenti in città.

Il Palazzo Pubblico di Siena s’innalza come la scena principale di un antico teatro, sul margine inferiore della ripida Piazza del Campo. Sin dal 1280, tutti gli edifici circostanti dovettero attenersi a rigide disposizioni, finalizzate ad impedire che fosse turbata l’immagine unitaria della piazza.

Museo Civico: una storia per immagini

Il Palazzo Pubblico alloggiava tutti i più importanti uffici comunali, e rivestiva un ruolo di rappresentanza grazie al quale, attraverso gli splendidi affreschi realizzati al suo interno, ci è stata tramandata nei secoli l’immagine che Siena intendeva comunicare di sé.

Poiché sarebbe troppo lungo descrivere tutte le meravigliose opere d’arte che rendono il Palazzo Pubblico di Siena un polo di attrazione turistica a livello mondiale, ho scelto di soffermarmi sugli affreschi contenuti in due delle sue numerose sale.

La prima sala di cui voglio parlare è la Sala del mappamondo, e in particolare dell’affresco intitolato Guidoriccio da Fogliano si reca all’assedio di Montemassi: tale dipinto faceva parte di un gruppo di rappresentazioni analoghe che avevano il compito di testimoniare il successo della politica espansionistica senese in quegli anni. Il cavaliere è ammantato in una giornea (sopravveste con caratteristiche aperture laterali) che reca ricamate le insegne della famiglia Fogliano, e monta un cavallo la cui gualdrappa è realizzata con la medesima foggia. Le due figure si stagliano sulla superficie del dipinto, quasi non avessero alcun tipo di contatto con l’ambiente circostante: il castello di Montemassi a sinistra, con gli steccati dell’assedio sopra e sotto, il battifolle (tipica opera di fortificazione medievale) con le torri d’assedio e l’accampamento dell’esercito senese in basso sulla destra, circondato da tende e orti coltivati. Si tratta di un tema inconsueto per un affresco, che coincide con la nascita della “pittura di cronaca”, legata alla realtà e alla politica piuttosto che utilizzata come strumento di intermediazione tra l’umano e il divino.

Guidoriccio da Fogliano si reca all’assedio di Montemassi

Dalla Sala del mappamondo si accede alla Sala della Pace o Sala dei Nove, forse la più nota, ricchissima di implicazioni filosofiche, politiche e artistiche che richiederebbero più di una semplice visita per essere adeguatamente approfondite. Il suo nome è dovuto al governo dei Nove, quello che resse Siena meglio e più a lungo (1287 – 1355), garantendole uno sviluppo economico ed artistico con pochi eguali al mondo; ma nei secoli essa fu chiamata in molti altri modi, tra cui “sala delle balestre”, in quanto adibita ad armeria, “sala del Buon Governo”, per l’omonima allegoria in essa ospitata, “sala della Pace”, da una delle figure rappresentate in tale allegoria.

Proprio i Nove, nel 1337, incaricarono Ambrogio Lorenzetti di affrescare la sala. Dato il suo elevato valore rappresentativo, essa risulta improntata all’elevazione politica e morale dell’amministrazione cittadina: si tratta del primo ciclo profano della storia dell’arte giunto fino a noi.

Il piano iconografico dell’opera si struttura in quattro momenti fondamentali: il primo è quello dell’ Allegoria del Cattivo Governo, dipinto specularmente all’Allegoria del Buon Governo per permettere un diretto confronto didascalico tra i contenuti delle due opere. Al centro dell’affresco siede in trono la personificazione della Tirannide, in decisa contrapposizione con il Comune nell’Allegoria del Buon Governo; ai suoi piedi è accasciata una capra nera demoniaca, alter ego della lupa allattatrice dei gemelli, simbolo di Siena. Al disopra della Tirannide si librano in volo tre vizi alati: l’Avarizia (dotata di un lungo uncino per arpionare ricchezze e di due borse le cui aperture sono strette in una morsa), la Superbia (che imbraccia una spada e un giogo), la Vanagloria (che regge uno specchio, per ammirare la propria bellezza esteriore, e una fronda secca, simbolo di volubilità). Accanto alla Tirannide sono invece rappresentate le varie sfaccettature del male (la Crudeltà, il Tradimento, la Frode, il Furore, la Divisione, la Guerra), mentre ai suoi piedi si trova la Giustizia, che è stata soggiogata, spogliata del mantello e della corona, presenta le mani legate ed un’espressione triste, i piatti della bilancia rovesciati a terra. Essa è legata con una corda in mano ad un unico individuo, piuttosto che all’intera comunità.

Allegoria del Cattivo Governo

Diretta conseguenza del precedente affresco è quello posto alla sua sinistra, Effetti del cattivo governo in città e in campagna: la città rappresentata è crollante ed invasa dalle macerie, perché i suoi cittadini distruggono piuttosto che costruire, si verificano omicidi ed arresti di innocenti, le condizioni economiche risultano miserabili; la campagna è incendiata ed eserciti marciano verso le mura cittadine, mentre  nel cielo vola il Timore.

Effetti del Cattivo Governo in città e in campagna

Sulla parete opposta alla finestra vi è l’Allegoria del Buon Governo, nelle migliori condizioni di visibilità: a sinistra, in posizione elevata, si trova la Sapienza Divina, incoronata ed alata, che regge un libro nella mano sinistra e una bilancia, simbolo di giustizia, nella mano destra. Verso la Sapienza divina rivolge il suo sguardo la Giustizia in trono, che ha il solo compito di amministrare la bilancia. I piatti di tale bilancia sono gestiti da due angeli, legati per mezzo di corde che si uniscono nelle mani della Concordia (seduta al disotto), nelle cui mani si trova una pialla “livellatrice” dei contrasti. La corda così risultante è tenuta in pugno da ventiquattro cittadini allineati a fianco della Concordia e simboleggianti la comunità di Siena, ciascuno vestito in maniera diversa e dunque appartenenti a varie classi sociali e professioni. Al termine del corteo di cittadini è rappresentata la lupa con i due gemelli, al disopra della quale si staglia il Comune di Siena, che tiene legata al polso destro la corda consegnatagli dai cittadini stessi. Il Comune è protetto ed ispirato dalle tre Virtù teologali, (Fede, Speranza, Carità) rappresentate in alto come figure alate, ed è affiancato dalle Virtù cardinali (Giustizia, Temperanza, Prudenza, Fortezza), che siedono ai suoi lati: queste ultime Virtù cardinali recano alcuni accessori tipici dell’iconografia medievale, quali la spada, la corona ed il capo mozzo in mano alla Giustizia, la clessidra, simbolo del saggio impiego del tempo, in mano alla Temperanza, uno specchio, utilizzato per l’interpretazione del passato, per la corretta lettura del presente e per la previsione del futuro, in mano alla Prudenza, la mazza e lo scudo in mano alla Fortezza. Ad esse si uniscono altre due Virtù non convenzionali: la Pace, mollemente sdraiata su un cumulo di armi, che reca in mano un ramo d’ulivo, e la Magnanimità, dispensatrice di corone e denari. Più in basso si trova l’esercito cittadino, composto dalla cavalleria e dalla fanteria, che sottomette un gruppo di uomini costituito da una serie di prigionieri legati da una corda, da due uomini armati che consegnano il loro castello e da un altro uomo che cede le chiavi della sua città.

Allegoria del Buon Governo

Infine, l’ultimo passaggio in cui si articola il piano iconografico è costituito da un ulteriore affresco, idealmente suddiviso in due scene distinte: la prima rappresenta gli Effetti del Buon Governo in città, la seconda gli Effetti del Buon Governo in Campagna. Si tratta dell’emanazione prodotta dal Buon Governo precedentemente descritto e doveva esprimere, attraverso un esempio eloquente, gli obiettivi perseguiti dai governanti della città di Siena.

La città è dominata da una moltitudine di vie, piazze, palazzi, botteghe, e tutti gli edifici presentano ornamenti tra cui bifore, tetti merlati, archi, travi in legno, piante e fiori sulle terrazze: lussi che solo il Buon Governo può assicurare. In alto a sinistra spuntano il campanile e la cupola del Duomo, simbolo della città. La città è inoltre popolata da abitanti laboriosi, dediti all’artigianato, al commercio, all’attività edilizia, ma anche da cittadini colti, come dimostra un signore in cattedra elegantemente vestito che impartisce una lezione ad un attento uditorio. Si svolgono però anche attività non lavorative, come è logico aspettarsi all’interno di una città pacifica e florida: in particolare, si osserva in primo piano un armonioso gruppo di danzatrici, che ballano tenendosi per mano al ritmo di una suonatrice di cembalo e rappresentano l’incarnazione della Concordia. La città è poi delimitata e separata dal contado attraverso le mura rappresentate di scorcio, presso le quali si svolgono quelle attività che risultano più legate alla campagna, in sostanza di smistamento delle materie provenienti dal contado per essere vendute in città.

Effetti del Buon Governo in città

In campagna, invece, sono raffigurati cittadini e contadini che viaggiano lungo le strade, giovani a caccia con la loro balestra tra vigne e ulivi,contadini che seminano, zappano ed arano la terra, tenute, case coloniche, ville e borghi fortificati. Nell’aria si libra la personificazione della Sicurezza, che è rappresentata nuda (si tratta di uno dei primi nudi medievali con significato positivo, poichè fino ad allora i nudi erano utilizzati esclusivamente in riferimento alle anime dei dannati), che regge tra le mani un delinquente impiccato ed un cartiglio. Le attività contadine raffigurate si riferiscono a periodi diversi dell’anno: il dipinto, dunque, ha l’obiettivo di comunicare un quadro di floridezza generale, piuttosto che di “scattare” una fotografia realistica, riferita ad un momento preciso. Un’ultima particolarità da sottolineare riguarda la strada lastricata in discesa, che si dipana dalle mura cittadine ed unisce la campaga al contado: il pendio della strada intende riprodurre in maniera realistica l’altitudine della città di Siena, alcune delle cui porte si trovavano veramente ad un livello notevole ed erano raggiungibili solo attraverso percorsi in salita.

Effetti del Buon Governo in campagna
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7 pensieri riguardo “L’arte nel Medioevo: il Palazzo Pubblico a Siena”

  1. Bravissima Chiara! un argomento molto interessante (sai quante ricerche di storia dell’arte rimanderanno a questo post d’ora in poi?!?) e scritto davvero bene!
    Allora quando andate in giro x musei non fate come me… 10km di museo in 30secondi 😀

    1. Grazie, anche se devo ammettere che l’idea sull’impostazione dell’articolo è stata mia, ma la quasi totalità delle informazioni l’ho presa da diversi siti e da una guida turistica sulla Toscana…comunque alla “questione visualizzazioni” avevo già pensato, spero che il mio post svolga un buon lavoro per aumentare la vostra popolarità sul web!
      Ps se andrai a Siena, dedicaci almeno 60 secondi! 😛

  2. Wow! Complimenti per il super-articolo! Un vero e proprio viaggio nell’arte e nella simbologia medievale molto approfondito e intrigante… Brava la nostra blogger!

    È molto interessante scoprire quanto la vita dell’uomo medievale fosse piena di interpretazioni simbolico-allegoriche della realtà (con una fusione singolare dei registri di significato pagani con quelli cristiani…).

    Tra l’altro questi dipinti che rappresentano realtà cittadine sono una fonte inestimabile di informazioni utili agli storici che riescono a ricostruire contesti di vita quotidiana altrimenti irrecuperabili.
    Per chi si dedica alla rievocazione, inoltre, fonti iconografiche come queste sono tra le migliori ai fini di una corretta e coerente vestizione, essendo spesso curate fin nei minimi dettagli.

    Grazie ancora per il tempo e l’impegno che ci dedichi 🙂

    1. Inizialmente avevo paura che un articolo di argomento “artistico” non corrispondesse del tutto alle finalità del vostro blog (e, per una volta, sono stata io a rompere le scatole ad Ale per capire se avesse senso scriverlo e come impostarlo!); ma poi ho notato che in questi affreschi ricorre spesso il tema militare, ed effettivamente gli aspetti della vita quotidiana e della cultura rivestono sempre un ruolo fondamentale nella comprensione di una civiltà e di un periodo storico.
      Dato che siete bravissimi (questa è la mia modesta opinione, che esprimo da fan sfegatata!!!), Siena potrebbe essere un’ottima location per una futura dimostrazione di portata nazionale! 😉 Continuate così!!! 😀

      1. Come ha detto Jack, le opere d’arte (soprattutto i dipinti) sono un’ottima fonte per chi studia gli usi e i costumi di un periodo storico. Inoltre serve ad arricchire il nostro lessico, infatti non conoscevo il “battifolle”. 😀
        Grazie per inculcare un po’ di cultura nelle nostre zucche vuote, anzi fatte di spade e calci volanti! XD

      2. Figurati! Il blog (per sua stessa natura) è uno strumento di diffusione e scambio culturale ed è molto bello che non sia limitato e monotono… 🙂
        La “dimostrazione di portata nazionale” è davvero un pensiero pieno di fiducia nelle nostre forze… Chissà! Cmq grazie per il tuo fan-atismo!

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