La ricerca schermistica: una vera e propria scienza

Sì, io credo alla dolce violenza che la ragione usa agli uomini. A lungo andare, non le sanno resistere. Non c’ è uomo che possa starsene inerte a guardarmi quando io lascio cadere un sasso e dico: questo sasso non cade. Non c’è essere umano in grado di fare questo. Troppo grande è il potere di seduzione che emana dalla prova pratica. I più cedono subito, e alla lunga tutti. Il pensare è uno dei massimi piaceri concessi al genere umano.” (Vita di Galileo, B. Brecht)

 

Nell’immaginario comune, le Arti marziali per definizione sono quelle orientali, insegnate dal sensei all’interno di un dojo e tramandate verbalmente per generazioni fino a noi. Ecco perché le arti come il Karate, il Judo, l’Aikido e altre, nella loro pratica tradizionale (cioè non sportiva), possono ritenersi immutate, o quasi, nel tempo, sebbene esistano stili differenti.
Spesso, però, ignoriamo che anche l’Europa (con un importante contributo italiano) ha una lunga storia marziale. Per la scherma storica occidentale, la tradizione delle tecniche per via orale si é persa o é stata modificata drasticamente nel corso dei secoli, in particolare a causa dello sviluppo delle armi da fuoco e della scherma sportiva. Per fortuna non tutto é andato perduto, infatti ci sono giunti importanti manuali, tutti da tradurre, studiare ed interpretare.
Questi trattati rappresentano quindi reperti archeologici di immenso valore storico e culturale, poiché senza di essi non ci sarebbe alcuno spunto per lo studio, o meglio, per la riesumazione, della scherma medievale e rinascimentale.

LA SCHERMA COME SCIENZA SPERIMENTALE

Lo studio della scherma storica sta vivendo, da pochi decenni, una fioritura in molte nazioni europee e non solo, in particolare grazie a studiosi e ricercatori che interpretano i manuali in maniera filologicamente corretta (ovvero contestualizzata alla regione e al periodo storico di origine).
Mi sono reso conto che il loro metodo, così come il nostro, segue i dettami della ricerca scientifica sperimentale stabiliti da Galileo Galilei: osservazione del fenomeno; formulazione dell’ipotesi; esperimento (che ha lo scopo di convalidare o confutare l’ipotesi); formulazione della teoria o tesi. Quando studiamo una tecnica seguiamo gli stessi passaggi:

  • osserviamo e leggiamo la tecnica sul testo originale e/o interpretato;
  • ipotizziamo quella che ci sembra una possibile applicazione;
  • la traduciamo in sperimentazione pratica fino ad un risultato funzionale (una tecnica si può ritenere corretta quando é funzionale);
  • formuliamo la nostra tesi/teoria (ovvero la inseriamo nel nostro bagaglio, scrivendo la nostra personale interpretazione).

Questo metodo sembra molto semplice e lineare, ma si fa tutto molto più interessante quando qualcuno mette in discussione la nostra teoria, proponendone una a lui più congeniale (proprio come accade nella comunità scientifica): a questo punto, considerando i pro e i contro di ogni interpretazione, o una avrà la meglio sull’altra, oppure entrambe saranno considerate valide, ma in situazioni diverse (leggi articolo “Disputa sulle parate di spada”)

I REQUISITI PER UNA BUONA RICERCA

Ritengo che per intraprendere questa avventura siano necessari pochi, ma fondamentali atteggiamenti:

  • umiltà e collaborazione: ognuno di noi dovrebbe pensare di poter aggiungere solo pochi tasselli a questo immenso e complesso mosaico, ricordandosi che senza l’aiuto dei suoi compagni/collaboratori/colleghi l’impresa é impossibile. Lo scambio di pareri tra i ricercatori e la collaborazione tra le varie Scuole, come é stato l’evento di Fosdinovo, permette di aprire la propria mente e di sperimentare nuove situazioni (spesso uno studio porta più domande che risposte…). Uno studioso umile non spaccia la sua scherma come quella “Corretta”, come “Vera”, denigrando quello che viene fatto al di fuori delle mura entro cui si allena, bensì come una sua interpretazione. Ho apprezzato molto la dichiarazione degli istruttori della Sala d’Arme Achille Marozzo, A. Morini e R. Rudilosso: “Lungi da noi arrogarci la presunzione di sostenere che questa pubblicazione contenga La Verità: è molto importante per noi sottolineare che si tratta, appunto, di nostre interpretazioni degli insegnamenti contenuti in quelle antiche pagine, per cui quella che vi proponiamo è solo “una verità”.” (Manoscritto I.33, il più antico trattato di scherma occidentale; p. 181);
  • autocritica: anche se pratichiamo quest’arte da anni, dobbiamo mettere in discussione le nostre conoscenze, comprese quelle basilari (fin dalla nascita di questo progetto abbiamo rivisto in modo critico le nostre convinzioni, a partire dal passeggio). Il filosofo Karl Popper sosteneva che lo scopo del ricercatore non è quello di dimostrare la correttezza di una teoria, quanto quello di criticarla e confutarla per testarne la reale “solidità”: “Una teoria che non può venire confutata da nessun evento concepibile non è scientifica. L’inconfutabilità di una teoria non è (come spesso si ritiene) una virtù, bensì un vizio“. Insegnare a qualcuno é un ottimo terreno per testare le nostre conoscenze: se non sappiamo rispondere ai suoi dubbi, curiosità o ai suoi tentativi di confutazione, forse la nostra preparazione é lacunosa;
  • varietà e ricchezza di fonti: manuali, interpretazioni di altre scuole, video didattici, ma anche sperimentazione su come vengono eseguiti gli stessi movimenti in altre Arti marziali o nella Scherma moderna (forse questo non piace molto ai puristi delle Arti occidentali, ma noi abbiamo questo vizio! :D). Un ampio ventaglio di fonti ci offre più spunti, poi tocca a noi selezionare e sintetizzare le informazioni che riteniamo più corrette.

Quelle che costituiscono il nostro sapere non sono nozioni piovute dal cielo e apprese passivamente, ma sperimentate e messe in discussione, inserite nell’ambito di uno studio attivo e in continua evoluzione, ottimo esercizio di elasticità e apertura mentale: ecco il significato della citazione di Brecht.
Un errore, almeno io lo ritengo tale, che possiamo compiere, é quello di venerare gli antichi trattati come fossero testi sacri: sicuramente sono una base fondamentale, ma non per questo un’interpretazione di un istruttore moderno merita di essere considerata meno nobile. In fondo molti manuali nascono da una rivisitazione ed evoluzione di quelli precedenti (Mair ha ripreso buona parte della trattatistica tedesca), quindi ritengo utile fare uno studio incrociato fra il testo originale e le varie interpretazioni.

In conclusione, mi piace pensare che il nostro lavoro si collochi a metà strada tra ricerca scientifica ed archeologica, sperando di poter contribuire a divulgare un’Arte affascinante, troppo spesso messa in ombra o ridicolizzata da film, video in internet o eventi pseudo-storici…

… e per finire, per rovinare queste citazioni auliche, cosa c’è di meglio se non una pagina di Ratman?! 😀

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3 pensieri su “La ricerca schermistica: una vera e propria scienza”

  1. Questo post si becca tutta la mia stima: per le citazioni (Galileo e Ratman – ovvero Brecht e Ortolani – insieme: chi l’avrebbe mai detto? 😉 ), per come è scritto e per i contenuti. Ed è anche una gran risposta a quanto si diceva ieri sera difronte a birra e patatine – lo snack dei campioni…
    Continuate così, sia per quanto riguarda i post, sia per la scherma!

    1. Grazie Liv! Siamo appena all’inizio della Via, ma sappiamo dove vogliamo arrivare 🙂 Ortolani ci ricorda che non basta citare una bibliografia immensa, ma è fondamentale aprire e leggere i manuali, concetto per niente banale… 😉

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